MHONDORO (33)

Marzo 2015

torna al fotoalbum


Mentre ringraziamo di cuore tutti coloro che ci hanno scritto parole di conforto
e di solidarietà per l'attenzione e l'affetto che abbiamo avuto per Crispen,
inviamo alcune note che rimarranno indelebili nella nostra mente.
Crispen è stato un bravo ragazzo,
non si è mai lamentato della sua sorte di orfano e di malato,
ma ha sempre cercato gli amici ed ha offerto a tutti la sua vivace compagnia.
Era all'orfanotrofio dal 2002 con la sua sorellina più grande Jennifer.

Lunedì 16 febbraio, la notizia del passaggio di Crispen si spande.
La sezione parrocchiale a cui appartiene il Mariele, si organizza subito.
Alla sera dopo il lavoro, le famiglie e gli operatori ospedalieri
si riuniscono nel nostro cortile per la veglia.
I nostri bambini, nella foto in prima fila, sono attenti e compresi.

Inizia la St. Messa mentre si fa buio. Si canta il "Signore pietà".
 

Crispen al momento della crisi finale, domenica mattina,
mandò a chiamare il sacerdote e tutti i bambini perchè venissero
accanto al suo letto a cantare mentre lui riceveva l'olio degli infermi e la Comunione.
Ma il Parroco tardava e lui ripeteva: ma è in ritardo, è in ritardo!
Finalmente il Parroco arrivò e i bambini cominciarono a cantare.
Con la Comunione Crispen si calmò.

Dopo i Sacramenti, quando i compagni se ne furono andati dalla stanza,
lui si volse alla "mamma" (la signora che aiuta le suore nell'accudire i bambini)
che era lì accanto e le disse in Shona e con difficoltà
(non riusciva più ad avere la parola chiara):
"Portatemi via di qui, i miei compagni avranno paura di un morto in questa stanza."

Fu portato all'ospedale per ricevere qualche conforto,
benchè fosse chiaro che era la fine.
Tutta la domenica fu un tempo difficile e lui pensava
alla sua sorella che non arrivava: "È in ritardo, non farà in tempo!".
Poi venne un desiderio particolare e ripetuto:
"Voglio andare in Italia, voglio la chitarra."
Crispen voleva fare un lungo viaggio e voleva essere felice suonando la chitarra.
La sua sorella arrivò da Harare che era già buio. E lui si calmò di nuovo.

Poi venne l'ultima notte, molto difficile per lui,
ma nessuna parola di sconforto o altro uscì dalla sua bocca,
solo chiamava: "Le suore, voglio le suore, tutte le suore!".
Eravamo d'accordo con la "mamma" che lo vegliava
che noi saremmo andate alle quattro del mattino,
ma che ci avrebbe chiamato se fosse successo qualcosa.
Sr Luisa non avendo avuto nessuna chiamata
pensò tuttavia di anticipare la visita ed andò alle tre e mezzo.
Quando la vide disse:"O Sr Luisa!".
E così se ne andò.

L'irrefrenabile Lovemore rimane solo a piangere il suo amico Crispen.

Peter era stato con lui tutta la domenica senza che alcuno glielo chiedesse.
Le ragazze avevano preparato per lui i cibi con cura tutta la settimana.
Farai e Tinasce, negli ultimi tempi lo portavano a spalla nella veranda,
dove voleva stare sul materassino per essere vicino ai suoi compagni
e domenica dopo averlo portato per l'ultima volta rimasero con lui fino a notte.
Panashe domenica chiedeva a chiunque andasse all'ospedale:
" Vai all'ospedale?" "Sì vado." "Digli da parte mia: Panashe ti saluta."
Le gemelline e gli altri piccoli guardavano tutti i movimenti con occhi spalancati.

I nostri bambini e, tutti, al cimitero piangevamo troppo.

Il nostro Parroco, pensò con cuore grande, che bisognava aiutare
quelli del "Mariele" ed iniziò la danza che tradizionalmente si deve fare,
ma che nessuno aveva volontà di fare. Il sorrisò tornò su molti volti.

E poi grida di dolore inconsolabili si alzarono al momento di allontanarci dal cimitero.
"Ma chi piange tanto in quel modo?"
"Stanno portando via Petronella, l'altra gemellina,
che vuole andare laggiù nella "casa" bianca di Crispen".

Ancora una volta tanti saluti a tutti dal Mariele