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FLORILEGIO

Pensieri per ogni giorno dell'anno della Beata Elisabetta Renzi
Fondatrice delle Maestre Pie dell'Addolorata

 

Cenni biografici di Madre Elisabetta Renzi

Prefazione

 

GENNAIO

FEBBRAIO

MARZO

APRILE

MAGGIO

GIUGNO

LUGLIO

AGOSTO

SETTEMBRE

OTTOBRE

NOVEMBRE

DICEMBRE

 

 

 

 

 

 

 

Cenni biografici di Madre Elisabetta Renzi

Elisabetta Renzi nasce il 19 novembre 1786 a Saludecio, presso Rimini, da una famiglia di agiati proprietari terrieri, profondamente credenti. Rapido e per certi versi personalissimo, è il suo cammino di fede, favorito anche dall’ambiente: c’è infatti qualcosa di segreto che spinge la bimba, sui nove anni, a formulare una singolare promessa di verginità. I fatti confermeranno che essa sapeva bene quel che faceva, nonostante l’età.
Il suo “curriculum” educativo si svolge tra le mura del monastero delle Clarisse di Mondaino, la località vicino a Saludecio, dove i genitori si erano trasferiti nel 1791. Qui matura anche la sua vocazione religiosa: il 25 settembre 1807 (ha quasi 21 anni) Elisabetta decide di passare nel monastero delle Agostiniane a Pietrarubbia, un luogo caratterizzato da estrema povertà e solitudine. Ma non potrà nemmeno vestire l’abito, perchè un decreto, varato dal governo della Repubblica (Napoleone aveva sconvolto la geografia italiana e il precedente assetto politico), obbliga le monache a tornare alle proprie case.
A Mondaino, la Renzi si confida con un valente direttore spirituale, don Vitale Corbucci, il quale, interpretando l’accaduto alla luce del suo discernimento, convince Elisabetta che Dio la chiama ad altro. Il 29 aprile 1824, infatti, la ragazza parte per Coriano, un grosso borgo situato ad una decina di Km. da Rimini, dove da sei anni funziona un educandato per ragazze (un “conservatorio”, come si chiamava allora) voluto dallo Stato Pontificio per arginare situazioni di ignoranza e disordine morale non infrequenti negli strati bassi della popolazione.
Sotto la guida di Elisabetta, la piccola comunità di donne – che la Renzi ha provvisoriamente chiamato “Povere del Crocifisso” – fiorisce. Pian piano, lei capirà che la sua vera missione è la scuola e l’Istituto assumerà sempre più i contorni di un moderno, efficace strumento educativo. Nel 1839 Elisabetta dà vita ad una nuova Congregazione che chiamerà delle Maestre Pie dell’Addolorata, la cui vita sarà “una vita religiosa fatta di lavoro e di preghiera nella pace domestica e nella carità fraterna”.
I brillanti risultati ottenuti a Coriano sollecitano intanto altri comuni a fondare nuove opere. Elisabetta apre così una casa a Sogliano, a cui seguono quelle di Roncofreddo, Faenza, Savignano di Romagna, Cotignola e Mondaino. Le fatiche a cui si sottopone senza risparmio e il riacutizzarsi di un misterioso malore che l’aveva già tormentata in gioventù, minano però inesorabilmente il suo fisico. Elisabetta guarda l’avvicinarsi della morte con la sana consapevolezza di chi va incontro alla felicità eterna. Vive una dimensione escatologica permanente, ma senza patemi e angosce: “Parlava dell’altro mondo come se ne fosse tornata e delle vanità di questo con sì dolce ironia che non si poteva fare a meno di sorridere”.
Il 15 giugno 1859 fa’ testamento a favore dell’Istituto e il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, dopo aver ricevuto il Viatico ed aver chiesto perdono alle consorelle, verso le 8 del mattino sussurra: “Io vedo... io vedo... io vedo!”, e muore. Ha vissuto 72 anni e 8 mesi. I funerali confermano la fama di santità che già in vita si era guadagnata tra la gente. Oggi la famiglia spirituale di Madre Elisabetta, le Maestre Pie dell’Addolorata, sono diffuse, oltre che in Italia e San Marino, negli Stati Uniti, in Brasile, nel Messico, nel Bangladesh e nell’Africa. Resta attualissimo il messaggio della Fondatrice, che impernia la missione educativa sulla fede, la catechesi e l’amorevolezza del servizio per la crescita umana integrale dei “nuovi poveri”.

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PREFAZIONE

Questa nuova pubblicazione del Florilegio intende offrire, per ogni giorno dell’anno, i pensieri della nostra cara Madre Fondatrice, Beata Elisabetta Renzi.

- In essi ella rivela tutta se stessa, la sua vita e il suo cammino spirituale, con quella semplicità e autenticità a lei dettate dalla Fede e dalla Grazia e con un ottimismo, che le viene dalla presenza del Cristo Crocifisso e dell’indefettibile opera dello Spirito Santo, suggeritore e animatore di tutta la sua vita di santità.

- Essi evidenziano un “carisma di profezia”, perchè sono pensieri di un’attualità meravigliosa, ricchi di valori positivi e molto aderenti alle necessità dell’attuale momento storico. Vi è, in ogni parola, in ogni espressione, come una sorgente di acqua pura, che è necessario scoprire e captare, perchè la nostra anima sia rinverdita e vivificata dalle speranze e certezze soprannaturali della nostra cara Madre.

- Le testimonianze di chi bene la conobbe, poste all’inizio di ogni mese, stanno a mostrarci come ella, per prima, visse dentro di sè, quanto ci dice, ci consiglia, ci raccomanda.

Inoltre, si è cercato di fare coincidere alcuni pensieri con le date più importanti della sua vita, per riviverle con lei con rinnovato amore filiale.

Siamo molto grate alla nostra amatissima Beata Madre Elisabetta per averci lasciato un’eredità spirituale, così ricca e preziosa

 

La Madre Generale

M.e Vilge Terzanelli

Rimini, 25 marzo 1999

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GENNAIO

 

1

(Testimonianza del fratello Giancarlo) “Fanciulla, chiuse se stessa nel silenzio e nella preghiera; Elisabetta passò tra le agiatezze della casa, che la vide nascere, come raggio di luce sull’oro diffuso; non attinse bellezza dalle cose preziose che la circondavano, ma le cose preziose rese belle ella stessa con la sua grande bontà e soavità”.

 

2

All’infuori di Dio, non v’è cosa solida, nessuna, nessuna al mondo! Se è la vita passa, se è la ricchezza sfugge, se è la salute perdesi, se è la reputazione la ci viene intaccata. Ah, tutte le cose se ne vanno, precipitano!

 

3

Dio mi fa tante offerte! Vuole dunque che non mi curi tosto della Sua amicizia, che non faccia tosto gran caso delle sue promesse?

 

4

Ho un vivo desiderio di fare del bene, di pregare tanto per la gloria di Dio..., nella casa di Dio!

 

5

La cella è qualcosa di sacro! É un intimo santuario destinato a Lui e alla sua sposa e vi stiamo così bene tutti e due!

 

6

Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse.

 

7

Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena, da poterLo dare a quelle povere anime, che non conoscono il dono di Dio.

 

8

Che io me ne stia sempre sotto la grande visione di Dio.

 

9

Mia povera vita! Quante penitenze da fare, quante lacrime da spargere! (1817).

 

10

(Dopo la caduta da cavallo) Dio mi castiga per essermi alquanto allontanata da Lui; la chiamata è Sua, la voce è del mio Diletto; eccomi pronta a fare la Sua Volontà. Il mondo non è per me e il disgusto, che da qualche tempo io sentivo nel fondo del cuore, chiaramente me lo diceva.

 

11

Ho un vivo desiderio di fare del bene, di pregare tanto per la gloria di Dio, anzi per la maggior gloria di Dio... nella casa di Dio.

 

12

Invece di mirare agli ostacoli che vorrebbe il demonio farmi sembrare insuperabili, mi abbandonerò ciecamente nelle braccia della Provvidenza, acciò disponga di me come Le piace.

 

13

Al Signore non manca il modo di aiutarci, ancorchè il caso sembri disperato.

 

14

La pura e retta intenzione è amore di Dio ed è ciò che vince il premio di tutte le opere.

 

15

Propongo di ravvivare la Fede allorchè vado a ricevere i SS.mi Sacramenti, perchè, così facendo, vi andrò con maggior fervore e disposizione che non abbia fatto per il passato.

 

16

Propongo di mettere tutta la mia confidenza in Dio e di sperare vivamente da Lui gli aiuti necessari per eseguire i buoni propositi.

 

17

Propongo di perseverare nella vocazione, che il Signore mi ha dato, ad onta di qualunque ostacolo che mi si frapponga.

 

18

Propongo di essere più diligente nel fare le mie orazioni e nel discacciare le distrazioni.

 

19

Voglio procurare ancora fra giorno, di stare alla presenza di Dio e di dire spesso fervorose giaculatorie.

 

20

Si cerchi di fare la più amorosa conversazione con lo Sposo Divino e di sentirne l’amorosa voce nella solitudine, nel raccoglimento di spirito, dove ha promesso di condurre le Sue spose, onde parlare loro al cuore.

 

21

La casa non ha cancelli nè chiostro, ma viene difesa dalla vigilanza cristiana, dall’ordine e dal silenzio.

 

22

La carità e le buone maniere sono la fonte da cui derivano i frutti, che si sperano dalle nostre istituzioni.

 

23

Conducete una vita soggetta, umile, nascosta e tutta impiegata a cercare la divina gloria e la salute delle anime.

 

24

Il distacco dal proprio giudizio non deve consistere soltanto nelle opere esterne, ma deve essere anche nell’interno dell’animo, con la viva persuasione di sapere e di intendere meno assai delle altre, onde siamo nel numero di quei fortunati fanciulli, dei quali Gesù Cristo comanda di emulare la semplicità, se vogliamo salvarci.

 

25

Non vi è anima più inquieta di quella che può far tutto a suo modo; al contrario, non vi è anima più tranquilla di quella che volentieri si sottomette in tutte le cose all’obbedienza.

 

26

Se fosse vero che si potesse andare in Paradiso in carrozza, la carrozza sarebbe questa: l’obbedienza, perchè la strada dell’obbedienza è la strada più certa e più sicura della salute eterna.

 

27

La Povera del Crocifisso non deve avere altra volontà che quella di obbedire.

 

28

Non sia mai che si senta una (consorella) parlare dei difetti dell’altra nè in pubblico, nè in privato, perchè questo sarebbe un doppio difetto: di mormorazione contro la carità e di attacco al proprio giudizio, che è sopraffina superbia.

 

29

Ognuna si vada ingegnando di conoscere e di emendare i difetti propri e nessuno si carichi dei pensieri delle altre e, molto meno, faccia delle osservazioni per rilevare gli altrui difetti, ma si contenti di attendere a se stessa, che troverà da fare quanto vuole.

 

30

La Povera del Crocifisso, che vive distaccata dal proprio giudizio, non dirà mai: questo lavoro non è ben fatto, questa cosa non va bene, ma, senza disprezzare nessuna e senza disapprovare alcuna cosa, con tutta carità, se viene richiesta, insegnerà come lei sa fare.

 

31

Il ridere della debolezza di qualche sorella, sarebbe una debolezza più grande, un segno di attacco al proprio giudizio e di fine superbia.

 

 

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FEBBRAIO
 

1

(Testimonianza della Maestra di noviziato, a Pietrarubbia) “Elisabetta era sempre pronta a consacrarsi, a sacrificarsi; nessuno mi ha fatto meglio vedere sino a quale punto l’anima può sprigionarsi dai sensi e l’uomo all’angelo accostarsi”.

 

2

Niente vale procurarci le piccole gioie, quanto le piccole pene.

 

3

(In preparazione alla festa della Purificazione, la Madre così parla alle Suore, del sacrificio di Gesù) Non si trattava già di piccoli sacrifici come i nostri, ma di abbracciare somma povertà, disprezzi, fatiche, umiliazioni e patimenti tali, che Gli dovevano far terminare la vita sopra una Croce.

 

4

Se tutti i membri della società nostra non formano una cosa sola con Gesù, essa non potrà al certo sussistere.

 

5

Poco ci importino quelle notti che potranno oscurare il nostro cielo. Se Gesù sembra dormire, riposiamoGli accanto e stiamocene molto calme e silenziose per non destarLo, ma aspettiamo nella Fede.

 

6

Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole anime, che Dio debba sostenere ad ogni istante...

 

7

Com’è bello il soffrire e come sono felici le vittime!

 

8

Non indietreggiamo alla presenza della Croce!

 

9

L’eccesso del dolore ha fatto discendere la pace e la forza nel mio cuore contrito.

 

10

Sempre, quando si accetta di bere il calice sino alla feccia, vi si trova Gesù Cristo e il Suo soccorso... É la superficie del calice che è amara e non la feccia, della quale si ha tanta paura.

 

11

La Provvidenza (per le sue opere) si serve del sesso debole, per mostrare che l’opera è più divina che umana.

 

12

Qui si vive con la massima parsimonia, contentandoci di una libbra di carne o di pesce per quindici persone. Peraltro, io patisco l’amarissima tribolazione di vedere i bisogni e non trovare i rimedi.

 

13

Tutti, chi per un verso, chi per un altro, sentiamo il peso delle nostre croci, e tutti abbiamo bisogno di cercare il conforto “in Cruce Domini Nostri Jesu Christi, in quo est salus, vita et resurrectio nostra”.

 

14

Amate assai il Signore, amateLo e, del rimanente, fate tutto quello che volete, giacchè nell’amore tutto è rinchiuso.

 

15

Per essere Povera del Crocifisso è necessario, con l’aiuto di Dio: essere morta al mondo, morta a se stessa e vivere soltanto per Gesù Crocifisso.

 

16

Il distacco dagli interessi del mondo richiede un amore grande alla povertà.

 

17

La Povera del Crocifisso non deve avere il dominio di cosa alcuna, ma soltanto l’uso appena di ciò che le è necessario: dico “appena” perchè Gesù Cristo, nella stalla ove nacque e sulla Croce ove morì, non ebbe tutto quello che Gli sarebbe stato necessario.

 

18

La Povera del Crocifisso non deve lasciare, interrompere, abbreviare l’orazione prescritta, per attendere al lavoro, perchè allora diventerebbe povera e schiava dell’interesse e darebbe a conoscere che confida più nelle sue mani che nella Divina Provvidenza.

 

19

Ogni affanno ed ansietà aggrava lo spirito, distrae la mente e cagiona mille disordini.

 

20

Essere morta a se stessa richiede: distacco dal proprio giudizio, dalla propria volontà e amore al patire.

 

21

Per quanto, a prima vista, sembri difficile spogliarsi di se stessi, dell’amor proprio, della propria volontà, tuttavia chi ne intraprende generosamente la pratica, ne prova un grande conforto dalla Divina Grazia, una grande allegrezza e soavità di spirito, una dolce unione con Dio.

 

22

La Povera del Crocifisso deve primieramente essere distaccata dal proprio giudizio, dalla propria opinione e, quindi, non creda giammai di sapere e di intendere più delle altre, perchè il demonio, per la strada della superbia, la tirerà in molti inganni.

 

23

Voglio, con molta diligenza, trattare gli interessi che riguardano la gloria di Dio, senza pensare a me, nè alla mia salute, nè alle mie comodità.

 

24

Figliola, siamo troppo facili a notare i difetti delle altre; vorremmo che tutte fossero perfette e intanto noi come ci comportiamo?

 

25

Propongo di accogliere le figliuole con piacevolezza e di compatirne i difetti, se sono di fragilità o causati da poca cognizione, ma di correggerle senza rispetto umano, qualora le mancanze siano fatte per abitudine e con avvertenza.

 

26

Amerò tutte per amore di Dio, tanto le buone quanto le difettose.

 

27

Propongo di ordinare le cose con piacevolezza piuttosto pregando che comandando e, quando avrò ricevuto qualche beneficio o servizio, ringraziare chi me lo fa.

 

28

Per esercitarmi nella bassa stima di me stessa, non solo non devo considerarmi necessaria alla comunità, ma piuttosto di aggravio per le mie imperfezioni e per il mal esempio.

 

29

Bramerei che Vostra Eccellenza mi facesse un piano, in iscritto, per poter operare in modo di non fare cosa alcuna che possa spiacerLe.

 

 

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MARZO
 

1

(Testimonianza del suo Confessore) “Per la dolcezza del mansuetissimo naturale portato a dipendere totalmente da chi comandavale, imparò a ben capire il merito dell’ubbidienza e sentì nascersi, nello spirito, un nuovo desiderio di offrire anche la propria volontà al Signore”.

 

2

La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.

 

3

Una sofferenza rassegnata non è più sofferenza, ed io non mi lamento. Che? Godo anzi, poichè l’unione dell’anima con Gesù Cristo, si fa per l’amore e per la virtù della Sua Croce!

 

4

Le pene o contraddizioni ci mettono ai piedi della Croce e la Croce alla porta del Cielo: sono, quindi, i doni impareggiabili che Dio fa ai suoi amici.

 

5

Raccogliamo tutto, offriamo a Lui un bel fascio di sacrifici, senza perderne neppure il più piccolo.

 

6

In Cielo, nella corona che il buon Dio sta preparando per noi così bella, i nostri sacrifici brilleranno come tanti splendidi rubini.

 

7

Quando a noi si presenta un grave dolore e un minimo sacrificio, pensiamo subito che quella è l’ora nostra, l’ora nella quale noi proveremo il nostro amore a Colui che troppo ci ha amati.

 

8

La povertà e l’umiltà sono i due bracci della Croce del Salvatore; l’amore del patire è il terzo e compie, nell’anima fedele, la rassomiglianza con Gesù Crocifisso.

 

9

(Al Vescovo) Quantunque a me non sembri aver fatto cosa che Le possa aver dato motivo di disgusto, temo che il mio amor proprio non mi faccia conoscere le mie mancanze.

 

10

L’Eccellenza Vostra, che vede le cose nel loro vero aspetto, avrà scorto in me qualche colpa onde meritare la Sua indignazione; se così è, eccomi ardita a pregarLa che piuttosto mi corregga, anzichè tacere.

 

11

(Al Vescovo) A me piace esternare i miei sentimenti, ma non pretendo già che siano sempre approvati; anzi desidero essere corretta ove manco.

 

12

Basta spesso una parola ed un amabile sorriso per dilatare un’anima triste.

 

 

 

 

13

Carità lieta e amabile, non lasciar sfuggire nessun sacrificio per quanto piccolo.

 

14

La Superiora si mostri esempio di buone opere verso tutte. Ammonisca le inquiete, consoli le pusillanimi, riceva e sollevi le inferme. Sia paziente con tutte.

 

15

Non sarà mai che io mi opponga nè ai comandi, nè ai consigli e, molto meno, ai desideri del mio Superiore.

 

16

Sarebbe gran pena per me vedere i bisogni e non poterli riparare; del resto mi rimetto in tutto alle disposizioni del mio Superiore che, Padre amoroso quale è, non vorrà veder languire d’inedia le Sue figlie.

 

17

Per me io sono indifferente tanto se devo proseguire, come desistere dall’impresa. Io non mi ci sono messa di mia propria volontà, nè tampoco di mia volontà voglio ritirarmi, ma lascio decidere al mio Superiore, che sta in luogo di Dio.

 

18

(Al Vescovo) L’umiltà, questa virtù difficile, che è la vera pietra di paragone della perfezione, io non la posseggo. Pieghi pure il mio orgoglio.

 

19

Propongo di inculcare la devozione a S. Giuseppe.

 

20

Il mio Gesù mi ha fatto conoscere la gran difficoltà che io ho a distaccarmi da me stessa, per non amare il disprezzo; ma per ottenere di superarla, mi sono proposta di raccomandarmi a Lui, acciò mi conceda queste grazie.

 

21

Ricusai di unirmi a Dio, come è mio solito, abbenchè pareva che mi invitasse, perchè volli fare proposito di emendarmi da alcuni difetti; ed ho risoluto di ricusare questo invito sino a che non iscorgo in me qualche profitto.

 

22

Vorrei sempre vederla come un valoroso soldato, che non si lamenta mai di ciò che soffre e che trova gravissime le ferite dei suoi compagni e considera le sue come graffiature.

 

23

L’allegrezza di spirito è la via più sicura e più breve alla perfezione.

 

24

Gesù Cristo si è fatto obbediente per noi sino alla morte e morte di Croce e nessun altro sacrificio Gli è così grato, dalle sue creature, quanto quello della propria volontà alla perfetta obbedienza.

 

25

L’obbedienza deve essere cieca, pronta e allegra.

 

26

L’obbedienza “cieca” non domanda il perchè delle cose, pensa ad eseguire e non cerca di sapere altra ragione.

 

27

L’obbedienza “pronta” non ammette ritardo, non aspetta tutte le comodità, ma subito si accinge all’opera.

 

28

L’obbedienza “allegra” non dimostra il minimo rincrescimento, ma subito si occupa ad ubbidire con tutta l’allegrezza dello spirito ed il godimento della volontà, per piacere a Dio ed acquistare dei meriti.

 

29

Iddio ama assai quelle anime che Lo servono allegramente.

 

30

Un servitore allegro serve ed onora il suo padrone; un servitore malinconico difficilmente serve e sicuramente disonora il suo padrone.

 

31

La Povera del Crocifisso, se vuole intendere il genio dello Sposo Divino, faccia tutto allegramente, per Suo amore, e discacci da sè ogni spirito di malinconia come tentazione diabolica, che rende lo spirito inoperoso, pesante, inquieto, molesto non meno a se stesso che agli altri

 

 

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APRILE
 

1

(Testimonianza di Maddalena di Canossa) “Tra il Signore ed Elisabetta vi è tale fusione di reciproco amore, tale perfetta donazione scambievole da tenere per certissimo che, nel porre piede in Coriano, si stringesse, fra la creatura e il Creatore, quel nodo che si insempra nel Cielo”.

 

2

Un’anima che sia morta al proprio giudizio e alla propria volontà, non può avere motivo di rattristarsi, perchè, spogliata di se medesima, vive abbandonata in Dio, si fida dell’obbedienza.

 

3

A dispetto di qualunque torbido pensiero, lo spirito si tenga animato e sollevato in Dio; allegrezza e giovialità siano compagne indivisibili della Povera del Crocifisso.

 

4

La Povera del Crocifisso, per essere morta a se stessa, deve amare il patire. Gesù Cristo ha patito prima di noi e per noi e, se tutti devono seguirlo per la strada del Calvario e della Croce, molto più quelle anime che in modo speciale si sono dedicate a Lui Crocifisso.

 

5

La Povera del Crocifisso si ricordi che gli occhi sono la porta del cuore ed una gelosa custodia degli occhi vale tanto per custodire il cuore e mantenere il fervore, quanto vale una folta siepe, per difendere un bel giardino dalle mani rapaci.

 

6

La Povera del Crocifisso mortifichi, con tutto l’impegno, la lingua evitando non solo parole men che decenti, ma anche quelle inutili e oziose, sulle quali saremo esaminati da Gesù Cristo.

 

7

Chi parla molto non può conservare a lungo, nel suo cuore, quei sentimenti di fervore e di devozione, che suole Iddio comunicare alle anime nell’orazione e quindi non farà mai un passo nella via della perfezione.

 

8

Il silenzio è un mezzo necessario ed efficace per conservare ed accrescere il santo raccoglimento in Dio e perciò si osservi con tutta l’esattezza nelle ore prescritte.

 

9

Nelle ore nelle quali è dispensato il silenzio, ognuna procuri di parlare sottovoce ed in maniera savia, composta e rispettosa, in modo che chiunque ascolta, resti edificato e non scandalizzato.

 

10

Si ricordi la Povera del Crocifisso di mortificarsi nella gola, almeno con l’essere sempre contenta della mensa, specialmente nel caso che sia scarsa, o poco bene confezionata.

 

11

La Povera del Crocifisso, con lo studio e l’osservanza del suo Regolamento, si farà santa e conseguirà la sorte fortunata di essere, nell’eternità, non più povera ma Sposa beata di Gesù Crocifisso.

 

12

Certamente dovremo ancor molto e sempre patire; ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua.

 

13

Senza il “Crucifige” non vi è l’Alleluja.

 

14

La memoria si ricordi spesso di Gesù Crocifisso e, quindi, ogni mattina all’ora di alzarsi, il primo pensiero sia rivolto a Gesù, invocandoLo così: “Gesù mio, amor mio, crocifisso per me, abbi misericordia di me e benedicimi”. Detta giaculatoria si ripeta spesso anche nella giornata.

 

15

L’intelletto deve essere consacrato a Gesù Crocifisso con la meditazione, il tempo più bene speso, dove si impara la scienza dei santi, si accende il fuoco celeste del Santo Divino Amore, si fanno progressi nella virtù e la volontà si dispone all’unione con Dio.

 

16

Ecco quale deve essere l’esercizio della volontà: l’amore e l’unione a Gesù Crocifisso; e sebbene il tempo più prezioso di questo esercizio sia quello dell’orazione, tuttavia anche nelle occupazioni e nei lavori si può facilmente rivolgere il cuore a Dio e sospirare l’unione con Lui.

 

17

La santità è frutto del sacrificio, è una morte e un risorgimento.

 

18

Per farci santi ci vuole la croce e la grazia. Senza guerra non c’è vittoria.

 

19

Questa terra è detta valle delle lacrime, ma io la chiamo pure: “paese della pazienza”.

 

20

Coraggio e cantiamo nella nostra marcia il ritornello: É volontà di Dio! Voi siete l’amor mio!

 

21

Nè più nè men sarà di quel che Dio vorrà. Voler quel che vuoi Tu, dolcissimo Gesù!

 

22

É da persona volgare desiderare che si sappia quando abbiamo del male.

 

23

O Signore, che cosa è dunque l’umana creatura, perchè ve ne ricordiate così?

 

24

É troppo necessario che i Superiori restino ben informati di tutto, altrimenti non si può agire con quella beata sicurezza, che deriva dall’essere consigliata e autorizzata dal Superiore.

 

25

Se tu fossi sola, io sarei la prima a tremare, poichè di noi stessi non abbiamo che debolezza, impotenza e miseria; ma Nostro Signore è con te dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina!

 

26

Tu soffri? É una divina mano che ti dà la sua Croce.

 

27

Quando tu lavori, Egli è lì per risparmiarti metà di pena.

  28 Quando piangi, Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime.
  29 (Giorno del suo ingresso a Coriano: 29 Aprile 1824) Nell’ora vesperale tanto dolce e tanto mistica, in cui posi piede nell’arca novella, care voci piene di fede e calde di amore mi commossero al pianto: nella prece delle scolarette che compivano la giornata di studio e di lavoro, era un inno delicato, un incenso gradevole.
  30 Quando preghi, è Lui che prega in te; ma tutto questo non fa bisogno di sentirlo.
 

 

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MAGGIO
 

1

(Testimonianza di un sacerdote) “Quanto è assennata la vostra Superiora! Parla pochissimo, ma le sue ponderate parole significano molto; deve essere donna di gran senno e di molta intelligenza”.

 

2

Il mio cuore ardeva di carità per la santificazione delle anime ed io non penso che vi sia stata altra prova, che mi abbia dato la cognizione del mio niente, come questo dovere (la direzione del Conservatorio di Coriano) che l’ubbidienza mi impose fin dall’esordio della mia novella esistenza.

 

3

Uno degli atti di Fede più meravigliosi, più rari che si possano fare nelle tenebre dell’esilio, è quello di creare un’istituzione, un ordine religioso.

 

4

Dite spesso giaculatorie; è questo il telegrafo con cui si comunica fra la terra e il cielo.

 

5

Custodite i vostri affetti, i vostri sensi; siate pure come angeli.

 

6

Siate pazienti, allegre..., garbate e rispettose.

 

7

Voglio insegnare quei piccoli mezzi che mi sono sempre riusciti, dire che non vi è che una sola cosa da fare: gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici.

 

8

(Dal Regolamento dell’Unione “Figlie di Maria”, eretta in Coriano nel 1857 da Elisabetta Renzi) O Madre Nostra, Maria Santissima, noi vogliamo consacrarci totalmente al tuo servizio e all’imitazione delle tue eroiche virtù; accoglici sotto il tuo materno manto e ottienici di godere con Te la gloria del Paradiso.

 

9

Confidiamo nel Signore perchè è buono, perchè eterna è la Sua misericordia. Dio, che solo è buono, anche dei buoni desideri tien conto!

 

10

Come è buono Gesù! Come accoglie le anime pure!

 

11

Abbiate solo un’anima e un solo cuore in Dio.

 

12

Non dite nessuna cosa esservi propria, ma il tutto vi sia in comune.

 

13

Essere premurosa più d’altrui che di se stesse, è la caratteristica dei buoni, la nota dei Santi.

 

14

Mortificate la vostra carne con qualche astinenza, non mangiando fuori dei tempi prefissi.

 

15

La carità non cerca le cose che sono sue (sue comodità, sue utilità, suoi vantaggi), non preferisce le comodità proprie alle comodità comuni, ma le comuni alle proprie.

 

16

Non abbiate fra di voi alcuna contesa o terminatela al più presto, affine che non si faccia di una paglia una trave.

 

17

Guardatevi da parole dure proferite dalla vostra bocca e non vi rincresca di produrre i rimedi con la medesima bocca, che ha fatto la ferita.

 

18

Quella che offenderà un’altra con ingiuria, parole aspre o col rinfacciare qualche mancanza, si ricordi di riparare quanto prima, l’errore che ha commesso e quella che è stata offesa di perdonare senza contenzione. Se reciprocamente si sono offese, si devono perdonare l’un l’altra in virtù delle vostre orazioni.

 

19

Quella che non vuole perdonare a sua sorella, non deve sperare di ricevere il frutto dell’orazione.

 

20

Propongo di stare attenta di non mancare alla carità del prossimo, discorrendo degli altrui difetti e, molto più, se fosse materia grave, ed anche di quelli delle mie consorelle, senza vera necessità.

 

21

Propongo di non lasciare di fare la correzione, senza prima raccomandarmi a Dio e di non parlare mai in collera e di primo impeto.

 

22

Le mie buone figliuole sono tutte animate dallo spirito di fede, carità e devozione, disposte a servire il prossimo, onorare Dio e farsi sante.

 

23

Suor... piena dello spirito di sua vocazione, è dotata di ottime qualità: abile, allegra, festevole, attira altrui al bene, nonchè poveri e afflitti alla fiducia in Dio e alla rassegnazione.

 

24

Suor... sembra venuta al mondo con l’istinto del bene...; per le preghiere di lei, quel tale ottenne di essere buon ministro del Santuario. Non teme pericoli, non scansa fatiche.

 

25

In Suor... non è altra passione che quella di servire Dio, nelle sorelle, nelle alunne e pregare.

 

26

In Suor... sembra incarnata l’umiltà e la condiscendenza, tanto è pronta a prendere la pena per sè e lasciare agli altri il piacere,

 

27

In Suor... si ammira una singolare devozione al SS.Sacramento dell’altare.

 

28

In Suor... si ammira una indicibile semplicità e il timore di non fare abbastanza per il cielo, mentre si vede sempre occupata a compiere il suo faticoso dovere.

 

29

In Suor... vi è una estrema delicatezza di coscienza, unita ad una invincibile energia contro gli urti delle passioni.

 

30

Si vede Suor... piena di consolazione nell’attesa della morte vicina, poichè gliene è stata annunziata l’ora dal Signore, mostrandosi ad essa in mezzo ad una ricca corona, tempestata di splendide gemme.

 

31

La vita della novizia... è riparare il male e fare il bene, amando Dio e il prossimo; ma non le basta, perchè ella aspira a farlo con l’affetto di mille cuori, con l’azione di mille mani.

 

   

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GIUGNO
 

1

(Testimonianza di Suor Teresa Onofri (1797-1873)) “Elisabetta apparve a tutti immagine di Gesù Cristo; una volta che aveste incontrato il suo sguardo, udita la sua parola, quella parola e quello sguardo vi affascinavano, e tutto per noi serviva di incoraggiamento e di ricompensa”.

 

2

Davanti all’immagine del Sacro Cuore ripeteva: “Non mea voluntas sed tua fiat!”.

 

3

Una volta, davanti all’immagine del Sacro Cuore, fu udita esclamare: “Mi convien gemere sotto il mio carico”.

 

4

Una grazia particolare voglio dal Signore ed è di ottenere, prima di morire, una buona dose d’amor di Dio e specialmente verso il Cuore del Suo Divin Figlio e di Maria.

 

5

Nel meditare la “Vita di sacrificio” di Gesù nel SS.Sacramento, pensai che, per imitarlo, basterebbe che io offrissi ogni volta, all’amoroso Cuore di Gesù, quegli incomodi, quelle noie e quei travagli, che porta seco la mia debole natura e lo stato mio presente, usando particolare attenzione nel soffrire tutto per piacere a Lui.

 

6

Il mio caro Gesù mi ha fatto conoscere che non solo dei beni di questa terra il nostro cuore non può rimanere appagato e neanche delle delizie del Paradiso, ma solo del godimento di Dio e del Suo Sacro Cuore.

 

7

Il mio caro Gesù mi ha fatto conoscere che, per giungere al Suo Santo Amore, è necessario riformare la volontà, uniformandola a quella di Dio, operando sempre con retta intenzione, seguendo con l’immaginazione, nelle diverse circostanze del mio operare, tutto ciò che faceva Gesù.

 

8

Prima di ricorrere ad altri, in tempo dei miei travagli, tentazioni ecc. devo rivolgermi al Suo Sacro Cuore.

 

9

Nel meditare la “Vita umiliata” di Gesù nel SS.Sacramento, pensai che qui il Signore non vuole mostrare alcun segno di Sua grandezza e maestà, perchè con la fede nel credere nel Mistero del SS. Sacramento, si acquista grande merito, dovendo, fin che stiamo in questo mondo, vivere di fede; nel suo nascondimento si impara l’umiltà e l’amore al disprezzo.

 

10

Le religiose che lungamente hanno travagliato per l’acquisto della perfezione, che hanno vinto il loro amor proprio, che hanno acquistato l’abito della mortificazione, si riposano tranquillamente nell’amore del Verbo Divino, e nel loro cuore riposa Gesù.

 

11

Qui si congiunge Marta e Maria, la vita operosa, la pietà interiore e la carità verso i poveri.

 

12

Lassù in cielo non incontreremo più sguardi indifferenti; sono certa che vi saranno lassù delle simpatie deliziose e sorprendenti.

 

13

Le sorelle siano umili, affabili, cordiali e sincere fra di loro, rispettandosi amichevolmente e salutandosi scambievolmente, quando si incontrano.

 

14

Le sorelle non parleranno in modo alcuno con gente al di fuori, di quello che si fa in casa, a meno che non sia qualche cosa che può giovare all’edificazione.

 

15

La Superiora dovrà essere Superiora principalmente per dare a tutte buon esempio e per invigilare al buon ordine e all’osservanza delle Regole.

 

16

La Superiora sarà dolce, mansueta e piena di carità, considerandosi come la madre di tutte.

 

17

Dovete tutte amarvi per solo fine di carità.

 

18

Beatificazione di Madre Elisabetta. Il 18 Giugno 1989 Sua Santità Giovanni Paolo II, nella Basilica di S. Pietro, così ha decretato: “Noi dichiariamo con la nostra Autorità Apostolica, che la Venerabile Serva di Dio Elisabetta Renzi, d’ora in poi, sia chiamata BEATA... Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

 

19

Alle feste bisogna prepararsi: con la Quaresima ci prepariamo alla Pasqua; con la vita presente ci prepariamo alla vita eterna, eterna festa, gloria interminabile.

 

20

La Superiora cerchi più di essere amata che temuta, pensando che deve dare conto a Dio di voi e voi, ubbidendo, non abbiate solo compassione e pietà di voi medesime, ma anche di lei, che si trova in pericolo tanto maggiore tra voi, in quanto che ella è in una carica più elevata.

 

21

Propongo di non pensare troppo a me stessa e al timore che ogni cosa faccia morire, ma piuttosto di stare alle disposizioni altrui e questo sarà la mia penitenza.

 

22

Quando qualcuno fra voi conosce d’avere errato, si penta del passato.

 

23

L’obbediente, dice la Scrittura, racconterà le vittorie. Acciò dunque questa Pia Unione possa superare i suoi nemici spirituali e narrare un giorno al Signore molte sante vittorie, deve essere stabilita in una perfetta obbedienza.

 

24

Per il voto di “castità”, le sorelle non devono vivere, respirare nè aspirare che allo Sposo Celeste in tutta onestà, purità, mondezza e santità di spirito, di parole, di gesti ed azioni, con una conversazione immacolata e angelica.

 

25

Per il voto di “povertà”, tutto quello che sarà portato e dato alla casa, deve essere posto in comune, senza che alcuna sorella possa avere qualsivoglia cosa, per piccola che sia, in proprietà particolare.

 

26

L’”umiltà” è il compendio di tutta la disciplina religiosa, il fondamento dell’edificio spirituale e il vero carattere e segno infallibile dei figlioli di Gesù Cristo.

 

27

Le sorelle avranno un’attenzione particolare a fare ogni cosa con spirito di profonda, sincera e schietta umiltà.

 

28

Le sorelle si onoreranno con tutto il cuore l’una e l’altra non tanto con gesti, contegno, parole, quanto con verità e fatti.

 

29

Le giovani onoreranno le consorelle anziane e tutte procureranno con nobile, generosa e cordiale umiltà, di prevenirsi nell’onorarsi e rispettarsi l’una l’altra scambievolmente.

 

30

Le sorelle, in tutte le loro azioni, osservino una grande semplicità, modestia e tranquillità.

 

 

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LUGLIO
 

1

(Testimonianza del Padre Giuseppe Maria Belletti. Gesuita. 1849) “Sul volto della Renzi emaciato e pallido si legge la traccia di eroica penitenza; dall’abito si misura l’estremo amore alla povertà da parte di colei che lo indossa. Nell’impadronirmi di uno strumento di penitenza bagnato ancora di sangue, le feci riflettere che l’uso di siffatti cilizi distoglie facilmente dalla vita laboriosa di chi regge una famiglia”.

 

2

Nella meditazione della mattina proposi di pensare spesso al mio ultimo fine e di fare ogni mia azione come la farei se fosse l’ultima di mia vita.

 

3

Incominciando dalla mattina e proseguendo fino alla sera, propongo di stare, più che sia possibile, alla presenza di Dio.

 

4

Il tuo cuore deve essere un canale impermeabile; nessuna creatura vi deve stare; tutte quelle che vi entrano devono uscire dal costato di Gesù.

 

5

Più Dio rende ricco il tuo cuore, più te lo rende tenero e più domanda un distacco assoluto, per amore di Lui.

 

6

Come sono felici le semplici religiose. Non avendo per bussola che la volontà dei Superiori, sono sempre sicure di procedere sul retto sentiero, senza temere di errare, neppure quando, ai loro occhi, sembri certamente che i Superiori si ingannino.

 

7

Mi pare di non poter fare a meno di spendermi e di consumarmi, per rendere al Signore un po’ di ciò che Egli mi ha dato.

 

8

Approfitta delle minime occasioni e dì: “Voglio soffrire per amore ed anche per amore gioire e così io spargerò dei fiori”.

 

9

Anche se tu dovessi cogliere rose in mezzo alle spine, canterai.

 

10

Sta bene mirare Iddio nelle nostre guide e nei nostri direttori, ma bisogna pure, alle volte, guardare Dio solo, il quale senza uomo e senza piscina può guarirci dalla nostra paralisìa.

 

11

Allegra, perchè sai che il buon Dio ti ama, perchè sai che noi abbiamo il Cielo a noi davanti.

 

12

Non fidarti di te stessa... e ricorri anche alle preghiere altrui, per avere chiaro lume e forza di spezzare ogni attacco.

 

13

Tieni una vita più nascosta, alimentata da preghiera, lavoro e mortificazione.

 

14

Sia frequente il pensiero amoroso della presenza di Dio.

 

15

Fai bene la meditazione quotidiana.

 

16

L’orazione mentale è il pane; il pane si mangia non solo quando si sente gusto, ma anche quando non si ha appetito; si mangia per non morire.

 

17

Non avere paura di convertirti a Dio; convertirsi significa: “cambiare amore”.

 

18

La via del Cielo, da qualunque parte si prende, non è mai fiancheggiata di rose, ma la grazia della vita religiosa porta ad amare le spine, fino ad incoronarsene.

 

19

Un’anima generosa deve trovare, in una vita come la nostra, tesori incalcolabili, poichè, rilassata e debole come sono io, pure vi trovo già tante meraviglie.

 

20

Se si sapesse la pace della vita religiosa e le grazie giornaliere, quale attrattiva per le anime che lo ignorano!

 

21

Abbracciare una religione, vuol dire ritirarsi in un luogo sacro, che rappresenta il Collegio degli Apostoli: è questo un paradiso di delizie, il giardino di Dio, la pupilla dei Suoi occhi purissimi.

 

22

Signore, vi offro la salute sempre più cagionevole e la debolezza di un corpo, che non basta ormai più a tante angosce e fatiche.

 

23

Si è così contenti di dover tutto a Colui che è tutto!

 

24

La portinaia dovrà essere una sorella di età matura, di molta pietà e prudenza e che serva ai prossimi di edificazione, giacchè ordinariamente, dai modi e discorsi della portinaia, viene dedotto lo spirito della casa.

 

25

La portinaia non si diffonda in discorsi superflui e riceva le persone con dolcezza, mansuetudine e carità.

 

26

L’infermiera non deve respirare che carità, tanto per ben servire le sorelle ammalate, quanto per sopportare i fastidi e i mali umori che l’indisposizione cagiona, bene e spesso, alle povere inferme; mai mostrerà d’essere disgustata, nè infastidita di servirle; ella deve riguardarle come viva immagine di Gesù Crocifisso.

 

27

Le inferme siano assistite tanto nello spirituale che nel temporale e si procuri di non risparmiare spese, per quanto si può, per ottenere la guarigione.

 

28

Ognuna delle sorelle si ricordi di essere sollecita e diligente nel suo impiego, senza angustiarsi, come disse già a S. Marta il Divin Nostro Salvatore.

 

29

Quello che singolarmente importa si è che tutte amiate assai assai il Signore, come dice S. Agostino, perchè chi ama non sente fatica, non conoscendo peso l’amore.

 

30

Quando si cerca veramente in tutte le nostre operazioni di contentare Dio, le comunità, ancorchè numerose, sono governate dai Superiori con facilità. Ma quando si opera per timore o per amore dei Superiori, bisognerebbe che ogni suddita avesse una Superiora.

 

31

É proprio necessario che io giunga a fare sempre, e in tutte le cose, il contrario di quello che vorrei. Vi immolo questa volontà, o Signore!

 

 

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AGOSTO
 

1

(Testimonianza del Vescovo di Rimini, S. Ecc. Salvatore Lezziroli) “La sua bell’anima (di E. Renzi) volò tra gli Angeli a rendere più giocondo il Paradiso”.

 

2

Non è piaciuto a Dio togliermi da questa terra, ove sono spregevole ingombro: conviene aspettare l’ora dell’appello, l’ora della partenza.

 

3

Faccio ancor questo..., termino quello... e poi... eppoi al Cielo... al Cielo.

 

4

Arriverò al punto in cui starò per sedermi nell’anticamera, in attesa che la porta mi si apra.

 

5

Madre – le fu detto da una religiosa – partendo per il Cielo, ci lascerà il mantello di Elia? Ella rispose: Non crediate che siavi da ereditare un mantello, dove non c’è neppure una camicia.

 

6

Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio, per amarti, o Gesù mio!

 

7

Oh, io vi procuro noie grandissime, o buone figliuole, ma pazienza; tra breve sarà tutto finito; eppoi... il buon Dio vi renderà merito di quanto fate per la sua povera serva.

 

8

Un giorno ci troveremo tutte insieme in Paradiso, dove non si muore più.

 

9

La vostra fedeltà sia il vostro rendimento di grazie, perocchè se molto avete avuto, Dio chiederà molto da voi, o figlie dilettissime.

 

10

Gesù è qui..., Gesù è sempre con voi..., Egli solo ha fondato l’Istituto, Egli solo vorrà custodirlo sempre.

 

11

Amiamo il nostro buon Dio! Io nella beatitudine, che spero di raggiungere per la sua bontà e misericordia e voi nell’umiliazione e nella lotta.

 

12

Oh, come è bello l’Angelo della morte! É l’angelo più amico dell’uomo, quello che ci porta in Cielo!

 

13

Siate generose con il Signore; io vi porto tutte in cuore e vi benedico. Ci rivedremo lassù. Di lassù vi dirò ancora di essere riconoscenti verso il Signore.

 

14

Domando perdono a tutte, di tutti i falli e mancamenti miei. Pregate per me. Addio, figlie dilettissime! Addio!... Io vedo... io vedo... io vedo!

 

15

Se amerete Dio come dovete, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutto il cuore, soave e leggero vi riuscirà il giogo del Signore.

 

16

Non temiamo il male che ci travaglia; alziamo gli occhi all’alto cielo; il dolce Gesù ci guarda; Egli abbellisce così di preziose perle la corona.

 

17

Gesù più ci ama e più ci fa meritare preziosi tesori con le umiliazioni e con i patimenti.

 

18

Solo il Cielo è eterno! Camminiamo alla sua volta in amore e pazienza.

 

19

Mi compiaccio nel pensare che ho lasciato tutto; è così dolce il dare quando si ama!

 

20

Io lo amo tanto il mio Dio, che è geloso di avermi tutta per sè.

 

21

A chi usavale qualche cortesia, diceva amorosamente: Ah, fareste meglio donarmi le vostre virtù.

 

22

Amate, care sorelle, le vostre Regole con le quali Dio vi ha circondate per difendervi e ad esse assoggettarvi per santificarvi.

 

23

Noi dobbiamo essere, in tutto e per tutto, morte a noi stesse e vivere solamente con Dio, in Dio e per Iddio.

 

24

Cerca la compagnia della consorella che non ti piace per naturale inclinazione e compi a suo riguardo l’ufficio del buon samaritano.

 

25

L’Alleluja sta di casa al di là del Calvario! Io ringrazio il Signore di avermi eletta a questa vita.

 

26

(Il Vescovo disdice la funzione della Vestizione) Dopo tanti preparativi fatti, dopo essersi già resa pubblica la funzione... Vostra Eccellenza non vorrà più ultimare tanti progetti?... Mi rincresce perchè pare che ciò derivi da mia colpa e che io sia dominata da spirito di superbia e di insubordinazione. Può essere purtroppo, giacchè l’amor proprio mi può far travedere. Se per mortificare in me questo spirito di orgoglio conoscesse il Superiore che fosse necessaria per me questa umiliazione, benedirei anche in mezzo alle lacrime le disposizioni del Signore, manifestatemi per suo mezzo.

 

27

Potrei dire qualcosa in mia difesa, ma non voglio farlo, qualora il mio Superiore non mi dica se è bene o no, che ciò io faccia.

 

28

Com’è buono il Signore! Non trovo parole atte ad esprimere la mia felicità in religione.

 

29

(Giorno della Vestizione Religiosa della Madre e di dieci consorelle) “Oh, quanto è buona l’aria del monastero”, esclama Madre Elisabetta rientrando in convento dopo la solenne Vestizione Religiosa; e rivolgendosi graziosamente alla folla, che segue le neo-vestite, dice: “Ora non mi chiamerete più la Sora Betta!”.

 

30

Ogni giorno maggiormente apprezzo la vita religiosa: qui non vi è che Lui; Egli è tutto e a tutto e a tutte basta.

 

31

Signore, ... scostatevi un po’; se Voi mi rendete così felice, io non potrò più partirmi di qui.

 

   

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SETTEMBRE
 

1

(Testimonianza di don Mauro Amati, parroco di Savignano. Contemporaneo della Fondatrice) “Elisabetta fu donna oltre ogni dire virtuosa; di maniere affabilissime, di grande prontezza di spirito, di ingegno veramente felice. Ebbe il cuore ripieno di amore verso Dio..., si tenne le sue sorelle in luogo di figliuole e le amò di singolare tenerezza”.

 

2

Si stabilisca tra noi più attiva la gara di azione, che non lascerà illanguidire lo spirito animatore del piccolo esercito.

 

3

Vi auguro fortunato combattimento e invitto coraggio sino alla morte, perchè in Cielo deponiate, ai piedi di Gesù, le riportate corone.

 

4

Si procuri sollievo o rimedio alla miseria umana e, quindi, non ci si rifiuti a dar consiglio o direzione alle persone misericordiose o benefiche e anche alle ostili e nemiche.

 

5

La coltura delle vocazioni è per noi questione vitale; senza di queste la Pia Famiglia è destinata inesorabilmente a decadere.

 

6

Come è consolante al mio cuore, come è dolce vedere queste anime giovanili anelanti alla perfezione religiosa e all’apostolato educativo, avvivate da uno stesso spirito, accese da uno stesso fuoco, aventi un identico intendimento!

 

7

Come la messe dei campi viene a maturità per l’unione delle fatiche dell’uomo e delle benedizioni del cielo, così le vocazioni non si sviluppano senza l’opera nostra. Coraggio! Lavoriamo in esse, come se la loro riuscita dipendesse solo da noi, senza però mai perdere di vista che ogni bene viene da Dio.

 

8

Offriamoci a qualunque sacrificio per le fanciulle e giovanette a noi affidate, senza pretendere altra ricompensa fuorchè di vedere Dio glorificato nel perfetto compimento dei Suoi disegni.

 

9

Sussurrava ad una giovane suora: porta nell’armata il contributo delle tue fresche energie.

 

10

Avvezze ai combattimenti, già vittoriose per grazia di Dio, rinsaldiamoci con la vita di povertà, castità e obbedienza.

 

11

Siamo le une di stimolo alle altre.

 

12

(Alle consorelle di Faenza) “Lavorate, lavorate..., all’azione non ponete mai termine.

 

13

Persuadetevi che Dio non si compiace delle opere fatte a caso, o per abitudine.

 

14

Se i pagani, senz’altro scopo che la loro propria gloria, furono capaci di imporsi i più grandi sacrifici, tu, che vuoi piacere al tuo vero Dio, non saprai sopportare per amore di Lui, ciò che contraddice ai tuoi gusti e alla tua volontà, non vorrai armarti di coraggio nelle congiunture difficili della vita?

 

15

O Gesù dolcissimo, dammi la Tua ineffabile dolcezza per ammonire le fanciulle del pericolo della loro eterna salvezza.

 

16

Grazie da domandarsi: di fare una buona morte; di acquistare le sante virtù dell’Umiltà, della Pazienza, della Carità, della Mortificazione, della Dolcezza...; le virtù Teologali e Cardinali; la contrizione dei peccati e la perseveranza finale.

 

17

Altre grazie da domandarsi: la difesa e l’esaltazione della Chiesa; la Difesa e la Propagazione delle Religioni, ma particolarmente del nostro Istituto; la grazia di disimpegnare bene il proprio impiego e di essere di buon esempio a tutti.

 

18

Se tu facessi cosa anche grandemente utile al prossimo, senza l’occhio della pura intenzione di piacere a Dio, a nulla ti varrebbe per crescere nell’amore, per conoscere la grandezza del Divino Amore!

 

19

Le vostre opere fatele in unione a quelle che fece Gesù, mentre era sopra la terra e diverranno di grande merito le opere anche vili.

 

20

Il nostro cuore sia pieno della Volontà di Dio.

 

21

Io non voglio se non ciò che Egli vuole.

 

22

Io non amo se non quello che Egli fa.

 

23

Guai a quella sorella o superiora, per la cui cagione dovesse introdursi un abuso nella comune osservanza!

 

24

Se si avesse la Fede, si vedrebbe Iddio nascosto nel Sacerdote, come si vede un lume dietro un cristallo.

 

25

Animatevi scambievolmente a sostenere e a conservare inviolabilmente quel deposito della Divina Misericordia, che nelle vostre Regole Egli vi dona, affinchè possiamo un giorno, tutte unite, ricevere la mercede in Paradiso.

 

26

I consigli, gli avvisi sono necessari per ottenere dalle fanciulle il profitto, ma l’esempio pratico, senza il quale l’istruzione sarà superficiale e inefficace, è assolutamente indispensabile.

 

27

L’obbedienza e la carità sono le due virtù più necessarie per il buon ordine di una comunità, per avanzare nella perfezione propria e nell’adempimento dei rispettivi doveri.

 

28

La vera obbedienza impedisce di congetturare e parlare di cose con vane e inutili speculazioni, che sono nocive al buon ordine e governo.

 

29

Se da una Superiora viene negata qualche cosa, non si farà ricorso ad altra Superiora Maggiore, senza esporre la ragione perchè la cosa non sia stata concessa.

 

30

La Superiora Generale, che conosce il particolare bisogno delle case, non potrà prestare questo suo servizio al Signore, se le Maestre Pie non sono obbedienti e animate dal cristiano zelo ad impiegarsi, ove Dio le chiama.

 

   

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OTTOBRE
 

1

(Testimonianza della nipote, Madre Giuseppina Renzi) “La vita della Madre Fondatrice è un intreccio di opere grandi e di eroiche virtù, per cui ella non morrà, ma nella memoria perenne degli esempi e delle parole edificanti, vivrà in benedizione nel suo e nostro Istituto”.

 

2

Angeli Custodi, Santi e Sante tutti del Cielo, impetrate a me zelo, efficacia e carità e alle mie figliuole fervore e docilità, onde possiamo, tutte insieme, benedire e ringraziare il Cuore Amorosissimo di Gesù.

 

3

Dinanzi al tabernacolo esclamava: Mio Dio, come qui vi amo bene per Voi medesimo!

 

4

La felicità è al fondo dei patimenti e Dio la misura conforme la grandezza del sacrificio.

 

5

Se vorremo provare a far qualche cosa di grande, anche sotto il colore di zelo, Egli ci lascia soli.

 

6

Basta che ci umiliamo e che sopportiamo volentieri la nostra imperfezione: Ecco in che consiste, per noi, la vera santità.

 

7

L’esercizio per acquistare il Divino Amore, non è altro che il molto abbassamento, cioè l’umiliazione.

 

8

Per un atto di amore o di altra virtù che passa in un momento, potete acquistarvi un grado di gloria, che non passerà per tutta l’eternità.

 

9

Farai opera d’apostolo e avrai ricompensa d’apostolo; ma prima occorrono sofferenze e prove di apostolo.

 

10

Non ti sgomentare: oggi tu hai bisogno della grazia dell’energia, ma non pretendere che essa sia luce e forza ad un tempo... e vivi generosamente dei sacrifici tuoi.

 

11

La povertà ci spoglia dei beni esterni; è riservato all’umiltà spogliarci di noi medesime.

 

12

Noi camminiamo per sentieri che servono ad abbreviare le vie lunghe, sentieri più brevi, ma molto più faticosi delle vie comuni.

 

13

Dire tutto a Dio Signor Nostro con amore umile e forte: è il segreto di grazie innumerevoli.

 

14

Le sorelle devono amare ed operare solo per piacere a Dio e non per contentare se medesime.

 

15

Le sorelle saranno indifferenti per tutto ciò che riguarda il vitto, la stanza, il vestito, i diporti e cose simili; quindi non muoveranno lagnanze sul trattamento che fornisce la comunità.

 

16

Dal tuo dizionario d’amore va cancellata la parola: scoraggiamento.

 

17

Non devi discutere col tuo “io”, non occuparti delle tue sensibilità; disperderesti le tue forze.

 

18

La tua lira deve vibrare all’unisono con l’Amore Celeste; se vi è troppo di umano, ecco la sgradita dissonanza.

 

19

Signore, siate mia forza, mia vita e mia vittoria; io non Vi abbandonerò mai.

 

20

Di tutte le ore della giornata, o sorelle mie, preferiamo quelle del “silenzio rigoroso”.

 

21

La carità cristiana deve tenere le sorelle unite fra loro; l’ubbidienza pronta e volenterosa mantiene l’ordine nelle case; la pietà le rende a Dio accette; la purezza dei costumi e la gravità di portamento sono necessarie alla edificazione del popolo; lo zelo per la morale religiosa e civile educazione delle fanciulle loro raccomandate, le rende utili alla società. Queste virtù, specialmente, sono da procurarsi dalle Maestre.

 

22

Le suore si ameranno scambievolmente nel Signore: l’una sopporterà i difetti dell’altra, si compatiranno fra di loro, si avviseranno amorevolmente delle rispettive mancanze, dei bisogni spirituali e corporali.

 

23

L’amorevolezza verso le alunne loro affidate, l’impegno nell’educarle ed istruirle, formano il vero carattere delle Maestre Pie.

 

24

Le Maestre non devono avere attacco ai propri giudizi ed opinioni, ma sottomettere gli uni e le altre al giudizio della Superiora dell’Istituto e della casa. La mancanza di questo distacco porterebbe ostacolo gravissimo al distacco di volontà.

 

25

Le Maestre non solo ubbidiranno agli espressi comandi della Superiora Generale e delle Superiore locali, ma saranno pronte anche ai cenni e desideri delle medesime, onde la loro obbedienza sia più perfetta.

 

26

Non si deve fare cosa nè dire parola che possa offendere e, se per avventura, è stata alcuna offesa, si procuri subito di darne la conveniente soddisfazione con atti esteriori, o con parole di amorevolezza.

 

27

Si astenga ciascuna dalle mormorazioni, perchè sono tarli contro la Carità.

 

28

Le sorelle procureranno di avere, in tutte le azioni esteriori e nelle parole, un dolce e umile contegno.

 

29

Tutti i gesti, movimenti, parole ed il modo di parlare siano tali che possano dare buon esempio ed edificazione a tutti.

 

30

É debito delle Superiore fare osservare esattamente tutte le Regole, non stimandosi felici di poter comandare, ma bensì di avere occasione di servire alle loro compagne con carità e pazienza, desiderando di essere piuttosto amate che temute, benchè l’uno e l’altro siano necessari.

 

31

Le Maestre devono avere una premura grande per tutte le scolare, come se fossero loro figlie. Dio le ha create per Sè, le ha ricomprate col sangue del Suo Divin Figliuolo e le consegna alle Maestre acciò, se buone, tali si conservino; se poi traviate, siccome le ama e le vuole salve, con amore, pazienza e discrezione siano corrette ed emendate.

 

   

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NOVEMBRE
 

1

(Testimonianza di popolo) “Quanti, uscendo da colloqui con Madre Elisabetta esclamavano: Che felicità deve essere in Paradiso poichè già sulla terra la compagnia dei santi è cotanto amabile e la loro conversazione sì piena di incanto e di dolcezza!”.

 

2

Oh, se pensassimo all’Eternità, a quel terribile “Sempre”!

 

3

Per essere tutta di Dio bisogna soffrire molto e ogni giorno.

 

4

Bisogna fissarsi bene in mente, nell’entrare in Convento, che si viene per soffrire; allora tutto riesce naturale: prove, sofferenze e tutto il resto.

 

5

La Maestra Pia generosa e amante, vive nascosta con Cristo in Dio ed unicamente desidera la glorificazione di Lui.

 

6

Chi fa tutte le sue opere con la sola intenzione di piacere a Dio, dopo la morte andrà in Paradiso senza passare in Purgatorio.

 

7

Come sarebbero vuote le nostre celle ed i chiostri se non li riempisse Lui! Ma noi Lo vediamo attraverso tutto, perchè Lo portiamo in noi e la nostra vita è un Paradiso anticipato.

 

8

Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli.

 

9

Non guardiamo troppo noi stessi. Vorremmo vedere, comprendere... e non abbiamo bastantemente fiducia in Colui che ci ricolma e circonda di sua Carità.

 

10

Raccogliamo tutti i lumi della Fede, per salire in alto, più in alto.

 

11

All’istante della morte, come all’estrema frontiera che ci separa dall’altra vita, vedremo e comprenderemo la grande realtà delle cose.

 

12

Per giungere presto al termine di un cammino, non si curano le spine che trafiggono lungo il viaggio e ci si affatica e si suda..., si sanguina pure, sapendo di arrivare, in tal guisa, al fine desiderato.

 

13

Ogni fatica è piccola per arrivare al Cielo!

 

14

Il solo nome di Povere del Crocifisso, ritirate dal mondo, fa concepire la giusta idea di ciò che deve essere questa casa, cioè un’unione di anime fervorose, distaccate dal mondo, affezionate a Gesù Crocifisso, imitandolo, per quanto è possibile, nella povertà, nella mortificazione e nella carità.

 

15

Offriamo qualche cosa al Signore, qualche sacrificio che Gli sia grato, in ispirito di riconoscenza.

 

16

Un semplice batter d’occhio può essere meritorio; al contrario: un’azione per sè grande, ma fatta senza rettitudine, è vilissima al cospetto di Dio e di nessun merito per la vita eterna.

 

17

Quando si è stabilita una Regola, che dai Superiori è stata approvata, devesi osservare scrupolosamente.

 

18

Abbiamo un triste presente e perchè non spereremo in un migliore domani? Le grandi battaglie si sono sempre vinte in ginocchio, dinanzi a Dio.

 

19

Compleanno di Madre Elisabetta. Rallegriamoci insieme ed esultiamo!  

 

20

Con l’assidua pratica del distacco, le sorelle si troveranno più disposte e fervorose nel servizio del Signore, nella pratica della virtù, nella edificazione del prossimo e raggiungeranno lo scopo del pio Istituto, giovando in tal maniera, al pubblico bene e alla propria santificazione.

 

21

Dal distacco delle suore dipende l’ordine, la pace ed il prospero andamento della Comunità.

 

22

Le prove essenziali dell’amore di Dio sono: l’attività nelle opere e la fortezza nel patire per Lui.

 

23

Perchè Ti sia accetto, o Dio, questo Istituto, tienilo nel suo nulla, conservalo nel suo nascondimento.

 

24

La vanità, il compiacimento di sè, delle proprie qualità fisiche e intellettuali, la benevolenza di cui si è circondati, sono talvolta veleni che penetrano nell’animo dell’educatrice, senza che questa se ne accorga e rendono naturale ciò che dovrebbe essere soprannaturale.

 

25

L’unica cosa non invidiata è l’ultimo posto e solamente in esso non vi è vanità, o afflizione di spirito.

 

26

Dobbiamo essere vittime sacrificate in tutto, senza riservarci cosa alcuna. Non v’è riparo; Dio vuole da noi tutto, non si contenta di poco.

 

27

Il nostro sacrificio deve essere fatto nel nostro interno; nel nostro esterno non dobbiamo far mai apparire le nostre ripugnanze.

 

28

Figliuole, quelle che hanno lasciato di più, hanno lasciato e fuggito più pericoli e però sono più obbligate a corrispondere alle grazie del Signore.

 

29

Che cosa sarebbe un’anima senza Carità? Ella sarebbe uno scheletro, un fantasma, una creatura infelice, giacchè tutta la nostra felicità consiste nell’amare Dio e il prossimo per amore di Dio.

 

30

Il tirocinio è sempre penoso; la passività intelligente e nascosta di oggi, vale l’attività consolante di domani, poichè la prepara.

 

   

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DICEMBRE
 

1

(Testimonianza di don Gioacchino Zavoli – 1816-1874) “Tutti i giorni di sua vita erano segnati con un medesimo carattere di fervore e di pietà”.

 

2

Programma di vita da lei proposto: preghiera, azione, sofferenza, immolazione di sè con energia, senza timori, senza riserve.

 

3

Ditemi, figliole: che cosa è fare orazione? L’orazione è un conversare con Dio, palesarGli i nostri bisogni, domandarGli delle grazie, in quella guisa appunto, come fa un figlio col padre. Domando adesso: quando viene vostro padre, vostro fratello... andate dalla Superiora perchè vi dica ciò che gli avete da dire?

 

4

Mi preme assai, figliole, che acquistiate quel vero spirito interno da non impegnarvi tanto nelle opere esterne, che vi distolgano dallo stare raccolte e alla presenza di Dio.

 

5

Dio, quando vuole una cosa, non manca di concederci quei mezzi, che si richiedono per conseguirla.

 

6

Non posso negare che Iddio non si serva di noi per salvare qualche anima, ma è Iddio figliuole, che fa tutto.

 

7

É sempre una gioia grande per le religiose, rinunciare anche al necessario a vantaggio delle anime, specie quando si ha la soddisfazione di vedere molte di queste diventare più buone.

 

8

Così la nostra Madre esprime il suo grande amore a Maria: “O Vergine Maria, quanto sei bella, quanto mi piace il Verginal candore, di che adorna risplendi agli occhi miei! Della terra e del ciel Tu sei l’amore”.

 

9

Avrò grande fiducia nell’efficacia del digiuno, per piegar la Divina Giustizia e lottare contro l’inferno.

 

10

Il demonio è molto astuto, ma non è forte; un segno di croce lo pone in fuga.

 

11

Nonostante le nostre debolezze, le nostre miserie, le nostre montagne di difetti, noi avanziamo verso Dio ogni giorno e, forse, tanto più quanto meno lo sentiamo.

 

12

La pena non ti apporti pena, la gloria non ti apporti gloria e in tutto vivi come se fossi morta.

 

13

Non desideriamo di andare in Paradiso pure come angeli, ma vogliamo andarvi trasformate in Gesù Crocifisso.

 

14

Si faccia di noi ciò che a Dio piace: a Dio non piace che la nostra santità.

 

15

Se comprendessi il valore della S. Comunione! Eviterei i più lievi mancamenti, conserverei l’anima sempre pura agli occhi di Dio.

 

16

Figliuole, avete dato la vostra giovinezza a Dio, la giovinezza che, in questo mondo è caduca e in breve ora passa. Egli ve ne renderà una eterna, dove le cose più belle non conoscono tramonto.

 

17

Quando la natura riceve un’impressione di ripugnanza, sia vinta subito dalla volontà, disposta a cercare in tutto il piacere di Dio e non il proprio.

 

18

Dio fa miracoli per nulla, quando un suo amico glieli domanda.

 

19

Domani mi comunicherò! Domani pure non potrò offendere Dio!

 

20

Quando un’anima ha degnamente ricevuto il Sacramento dell’Eucarestia, nuota nell’amore; essa è umile, docile, mortificata, caritatevole e modesta, con tutti concorde; è un’anima capace di maggiori sacrifici..., non è più quella di prima.

 

21

Noi non avremo da rendere conto a Dio soltanto di aver commesso il male, ma molto più di non aver fatto quel bene che era nelle nostre forze di fare.

 

22

Dio non ci ha messe qua, separandoci dal mondo, perchè fossimo buone unicamente per noi, ma perchè aiutassimo le anime con l’orazione e con la penitenza, placando il Suo sdegno contro i peccatori.

 

23

Qualsivoglia peso di regole e di precetti è luce che rischiara il sentiero della vita perfetta.

 

24

Procurate ognuna per conto vostro, di tramandare intero e perfetto l’Istituto a quelle che dopo di voi verranno.

 

25

“Io porto Colui che mi porta”, era solita esclamare, meditabonda, dopo essersi comunicata.

 

26

Dopo ricevuti i Sacramenti, quando si rallenta l’amore di Dio: “su, presto, la comunione spirituale”.

 

27

Il Signore nostro è nascosto nel Tabernacolo; aspetta le nostre visite e le nostre domande.

 

28

Aspira all’amore perfetto; non però ansiosamente e con inquietudine, perchè l’inquieto desiderio impedirebbe di raggiungere il fine.

 

29

Restiamo nella spirituale unione di anime generose: generosità con Dio e con il prossimo.

 

30

Immaginate che tutte le vostre parole ed opere siano le ultime di vostra vita; come tutte sarebbero rette e pure, indirizzate solo alla gloria del Signore!, tanto che, se mangiaste e qualcuno vi domandasse: che cosa fate? Dovreste rispondere subito: onoro Iddio!

  31 Rendete grazie al Signore, dispensatore di tutti i beni.
 

   

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